Scorbuto, pesticidi e sigarette: cronache di una morte annunciata

ragazzi affetti da adhd?

Da quando nelle banlieus parigine hanno scoperto un incremento dei casi di scorbuto, c’è da chiedersi se non ci siamo illusi vedendo nelle rivolte delle cités rabbia e ras-le-bol generalizzati. Saranno mica stati i coloranti e gli additivi ad aver causato un’epidemia di iperattivismo? Domanda ironicamente legittima, alla quale lo stato prova a rispondere imponendo il dogma dei 5 frutti obbligatori per giorno.  Con la diffusione di “simpatiche” brochures, tenta di scardinare dalle tavole dei poveri i prodotti da discount pre-masticati, consigliando di andare al mercato poco prima della chiusura per poter approfittare di prezzi più abbordabili (ma guai a servirsi gratuitamente nei cassonetti, quello resta reato).

Allo stesso tempo (e sembra andare nella stessa direzione) impone il divieto di fumare nei bar, provvedendo nel contempo ad aumentare le sigarette (attualmente mi sembra che un pacchetto oltralpe si aggiri  attorno ai 7 euro).

Scelte che potrebbero leggersi, semplicemente, come l’installarsi di un “paradigma igienista” di pari passo con le politiche economiche volte alla ripresa delle agricolture europee tramite la moda del bio.

Eppure è una lettura che non mi convince totalmente.

Oggi, avrei voluto utilizzare la scorza di un’arancia, ma poco prima di grattuggiarla, mi è venuto in mente che, sull’etichetta, c’erano scritte delle cose strane. Ho recuperato il sacchetto e ho letto “trattato con tiabendazolo e/o imazalil e/o ortofenilfenolo”. Vi lascio riprodurre l’assai poco rassicurante ricerca internet che ne è seguita.

Sembrerebbe che il primo e l’ultimo in particolare, vietati in italia, siano tanto cancerogeni quanto la nicotina e il catrame delle sigarette. Senza pensare ad uno altro sconfortante aneddoto in cui mi è stato raccontato che, lavorando a cottimo nella raccolta delle mele, si vedono insetti e bestioline morire seduta stante al contatto con i frutti, mi sembra di capire che, ciò che sta dietro la spinta al mangiare frutta e verdure, non sia tanto un effettivo desiderio di diminuire la spesa pubblica in materia di sanità, ma semplicemente, inculcare disciplina e spossessarci della nostra stessa morte. Toglierci anche la libertà di scelta rispetto al tumore di cui moriremo.  Perché, che sia un mesotelioma causato dall’amianto, un fibroma alla vescica, una cirrosi epatica, o altre amenità causate da lavoro e sottomissione, avremo diritto a un encomio funebre che inneggerà alla nostra onestà e forse anche qualcuna delle virtù cardinali. Ma se, invece, ci si finisce con una siringa in vena, una bottiglia tra le labbra, una canna nel collo,  ce li siamo cercati gli atroci dolori con cui dio ci ha punito, come se non fosse stato un destino segnato dal non potersi comprare quei dolci frutti biologici e il non essere riusciti a fuggire sul cucuzzolo di montagne radioattive.

Detto questo, non voglio sconfinare in pessimistiche macabrità, ma semplicemente, prendere consapevolezza delle nocività che ci sono imposte (che vanno dalle arance trattate, al nucleare, alle nanotecnologie, all’inquinamento industriale, al lavoro, agli ormoni, al tav e molte altre amenità di questo sistema capitalista) per poter scegliere solo quelle che più ci aggradano e magari iniziare a distruggere le altre.

Morale della storia, però è che la scorza mica l’ho usata, anche se probabilmente mi avrebbe fatto meno male che una passeggiata in città. Ho spremuto l’arancio (a quanto pare, è nocivo anche il contatto epidermico con il tiabendazolo) per preparare una ricettina prelibata che mi ha fatto carpare il diem proprio come si deve!

Trota all’arancia e finocchio

trota al tiabendazolo

ne’ vegana, ne’ vegetariana, non carne (no maiale), ne’ glutine

utensili:

  • coltello, tagliere
  • forno (in alternativa si potrebbe provare -ma, effettivamente non l’ho fatto- con la carta stagnola e la padella -di prefernza la griglia di ghisa- sul gas: dovrebbe funzionare)
  • teglia da forno
  • spremi agrumi o forchetta

ingredienti:

  • trota (del mercato, surgelata, del vostro zio pescatore, dell’acquario del dentista, della dora del balon -o forse no-)
  • finocchio con un po’ di barbetta verde
  • arancio (come dire, possibilmente non trattato?)
  • scalogni
  • sale, pepe
  • olio (di oliva, ma anche di girasole o quello che si ha)

esecuzione:

  • preriscaldare il forno (che poi in questo periodo fa assai piacere e permette di risparmiare sul riscaldamento)
  • tagliare gli scalogni, la parte verde del finocchio (le “foglie” per intenderci) e i finocchi finemente
  • spremere l’arancio
  • sviscerare la trota e metterci nella pancia un miscuglio fatto di un po’ di scalogni, il verde del finocchio, un po’ di succo d’arancio (io ho utilizzato anche la polpa restata impigliata nello spremiagrumi), un po’ d’olio, sale e pepe
  • oliare una teglia, metterci i finocchi tagliati a listarelle perpendicolarmente alle fibre, gli scalogni, e adagarci la trota
  • irrorare con il restante succo d’arancia, una spolverata di sale e pepe
  • lasciare cuocere 10′ poi girare la trota (per un totale di 20′) a circa 7 forno a gas (dico circa perchè il mio forno è un po’ rotto e la porta non si chiude bene, quindi il calore circola male e le temperature non corrispondono mai a quelle delle ricette di cucina).
  • Se poi pensate che un po’ di tiabendazolo non faccia mai male, potete anche aggiungere un po’ della scorza dell’arancio 😉

ps: solidarietà agli arrestati notav (notav liberi, liberi tutti)

 

 

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Una risposta a Scorbuto, pesticidi e sigarette: cronache di una morte annunciata

  1. mangiamangia scrive:

    nella foto, si può ammirare la trota accompagnata un’insalatina di carote radioattive e rapanello nero al diclorodifeniltricloroetano grattuggiati e riso pilaf al sangue cinese.

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