il paradigma dello sviluppo e il cibo etnico

Negli anni sessanta, mentre la decolonizzazione offriva scenari di gioiosa distruzione,  la teoria della modernizzazione, alla base del protendersi dei tentacoli del capitalismo sotto le spoglie di un colonialismo ancor più perverso, inizia a vedersi minare le proprie radici.

Gli intellettuali, fin troppo spesso pronti ad assecondare il paradigma universalizzante di uno sviluppo unilineare, iniziano a discordare da questa visione. Sono gli anni in cui alcuni storici e sociologi iniziano a sviluppare la teoria della dipendenza e la teoria del sistema mondo, i cui concetti, seppur non permettendo una rimessa in discussione radicale del paradigma stesso dello sviluppo (come elemento inevitabile e ineludibile che l’occidente si deve di esportare altrove), forniscono una chiara immagine delle relazioni asimmetriche dell’Occidente dominante.
Continue reading

Posted in General | Leave a comment

Scorbuto, pesticidi e sigarette: cronache di una morte annunciata

ragazzi affetti da adhd?

Da quando nelle banlieus parigine hanno scoperto un incremento dei casi di scorbuto, c’è da chiedersi se non ci siamo illusi vedendo nelle rivolte delle cités rabbia e ras-le-bol generalizzati. Saranno mica stati i coloranti e gli additivi ad aver causato un’epidemia di iperattivismo? Domanda ironicamente legittima, alla quale lo stato prova a rispondere imponendo il dogma dei 5 frutti obbligatori per giorno.  Con la diffusione di “simpatiche” brochures, tenta di scardinare dalle tavole dei poveri i prodotti da discount pre-masticati, consigliando di andare al mercato poco prima della chiusura per poter approfittare di prezzi più abbordabili (ma guai a servirsi gratuitamente nei cassonetti, quello resta reato).

Allo stesso tempo (e sembra andare nella stessa direzione) impone il divieto di fumare nei bar, provvedendo nel contempo ad aumentare le sigarette (attualmente mi sembra che un pacchetto oltralpe si aggiri  attorno ai 7 euro).

Scelte che potrebbero leggersi, semplicemente, come l’installarsi di un “paradigma igienista” di pari passo con le politiche economiche volte alla ripresa delle agricolture europee tramite la moda del bio.

Eppure è una lettura che non mi convince totalmente.

Oggi, avrei voluto utilizzare la scorza di un’arancia, ma poco prima di grattuggiarla, mi è venuto in mente che, sull’etichetta, c’erano scritte delle cose strane. Ho recuperato il sacchetto e ho letto “trattato con tiabendazolo e/o imazalil e/o ortofenilfenolo”. Vi lascio riprodurre l’assai poco rassicurante ricerca internet che ne è seguita.

Sembrerebbe che il primo e l’ultimo in particolare, vietati in italia, siano tanto cancerogeni quanto la nicotina e il catrame delle sigarette. Senza pensare ad uno altro sconfortante aneddoto in cui mi è stato raccontato che, lavorando a cottimo nella raccolta delle mele, si vedono insetti e bestioline morire seduta stante al contatto con i frutti, mi sembra di capire che, ciò che sta dietro la spinta al mangiare frutta e verdure, non sia tanto un effettivo desiderio di diminuire la spesa pubblica in materia di sanità, ma semplicemente, inculcare disciplina e spossessarci della nostra stessa morte. Toglierci anche la libertà di scelta rispetto al tumore di cui moriremo.  Perché, che sia un mesotelioma causato dall’amianto, un fibroma alla vescica, una cirrosi epatica, o altre amenità causate da lavoro e sottomissione, avremo diritto a un encomio funebre che inneggerà alla nostra onestà e forse anche qualcuna delle virtù cardinali. Ma se, invece, ci si finisce con una siringa in vena, una bottiglia tra le labbra, una canna nel collo,  ce li siamo cercati gli atroci dolori con cui dio ci ha punito, come se non fosse stato un destino segnato dal non potersi comprare quei dolci frutti biologici e il non essere riusciti a fuggire sul cucuzzolo di montagne radioattive.

Detto questo, non voglio sconfinare in pessimistiche macabrità, ma semplicemente, prendere consapevolezza delle nocività che ci sono imposte (che vanno dalle arance trattate, al nucleare, alle nanotecnologie, all’inquinamento industriale, al lavoro, agli ormoni, al tav e molte altre amenità di questo sistema capitalista) per poter scegliere solo quelle che più ci aggradano e magari iniziare a distruggere le altre.

Morale della storia, però è che la scorza mica l’ho usata, anche se probabilmente mi avrebbe fatto meno male che una passeggiata in città. Ho spremuto l’arancio (a quanto pare, è nocivo anche il contatto epidermico con il tiabendazolo) per preparare una ricettina prelibata che mi ha fatto carpare il diem proprio come si deve!

Trota all’arancia e finocchio

trota al tiabendazolo

ne’ vegana, ne’ vegetariana, non carne (no maiale), ne’ glutine

utensili:

  • coltello, tagliere
  • forno (in alternativa si potrebbe provare -ma, effettivamente non l’ho fatto- con la carta stagnola e la padella -di prefernza la griglia di ghisa- sul gas: dovrebbe funzionare)
  • teglia da forno
  • spremi agrumi o forchetta

ingredienti:

  • trota (del mercato, surgelata, del vostro zio pescatore, dell’acquario del dentista, della dora del balon -o forse no-)
  • finocchio con un po’ di barbetta verde
  • arancio (come dire, possibilmente non trattato?)
  • scalogni
  • sale, pepe
  • olio (di oliva, ma anche di girasole o quello che si ha)

esecuzione:

  • preriscaldare il forno (che poi in questo periodo fa assai piacere e permette di risparmiare sul riscaldamento)
  • tagliare gli scalogni, la parte verde del finocchio (le “foglie” per intenderci) e i finocchi finemente
  • spremere l’arancio
  • sviscerare la trota e metterci nella pancia un miscuglio fatto di un po’ di scalogni, il verde del finocchio, un po’ di succo d’arancio (io ho utilizzato anche la polpa restata impigliata nello spremiagrumi), un po’ d’olio, sale e pepe
  • oliare una teglia, metterci i finocchi tagliati a listarelle perpendicolarmente alle fibre, gli scalogni, e adagarci la trota
  • irrorare con il restante succo d’arancia, una spolverata di sale e pepe
  • lasciare cuocere 10′ poi girare la trota (per un totale di 20′) a circa 7 forno a gas (dico circa perchè il mio forno è un po’ rotto e la porta non si chiude bene, quindi il calore circola male e le temperature non corrispondono mai a quelle delle ricette di cucina).
  • Se poi pensate che un po’ di tiabendazolo non faccia mai male, potete anche aggiungere un po’ della scorza dell’arancio ;)

ps: solidarietà agli arrestati notav (notav liberi, liberi tutti)

 

 

Posted in General | 1 Comment

Strozzapreti e teste di frate

Vedendolo così, non so se è la stessa cosa per voi, ma a me ricorda la tonsura di un monaco…
non so neanche se abbia un nome questa verdura in italiano: in francese si chiama patisson, in spagnolo calabacine, da qualche parte ho letto che forse in italiano è “carciofo d’israele“, ma visto che non ci tengo a sostenere lo stato sionista, preferisco inventarne uno: “testa di frate”.
Non è che voglia cambiare il titolo del blog, ma forse ci starebbe quasi un piccolo menù anticlericale (con degli strozzapreti per primo e per secondo)…ma alla fin fine poveri frati, che fra tutto il clero marcio, sono quasi i più simpatici.
Lasciando la digressione, ecco una ricetta con una cucurbitacea ancora (per poco) di stagione:

Testa di prete farcita

Variante n. 1: carnivora
non vegan ne’ vegetariana
non gluten free

utensili:
forno, teglia, padella, coltello, cucchiaio, mezzaluna, ciotola (grande possibilmente, se no due), pentola [opzionale] con scolapasta per cottura al vapore (o couscussiera)
Continue reading

Posted in General | Leave a comment

Sfiziosa vendetta anticoloniale

Titolo altisonante per una ricetta dagli ingredienti un po’ insoliti (ma poi, voglio dire, dipende sempre da dove si abita, nelle grandi città nei quartieri popolari e popolati da gente variegata (soprattutto oltralpe), delle patate dolci le si trova anche al mercato (e relativi cassonetti, visto che non sono così vendute).
Che suoni come un augurio…


Cartoccio di pesce, patate dolci e vaniglia.

Durante la preparazione è vivamente consigliato l’ascolto di:


(immagini dei recenti scontri tra polizia francese e manifestanti -contro il carovita, etc- a Mayotte, dove un poliziotto ha sparato su un ragazzino di 10 anni un proiettile di gomma nell’occhio, rendendolo cieco)

non vegetariana ne’ vegan
senza glutine


utensili:

stagnola, forno, stecchini, coltello, padella, gas
Continue reading

Posted in General | 1 Comment

parla come mangi: Allium cepa al forno

Nonostante alcuni ingredienti restino un po’ cari (ma a ben vedere forse è possibile procurarseli ugualmente) e ci voglia un forno, questa ricetta mi piace un sacco!

Cipolle al forno

vegana
(possibile gluten-free)

utensili:
forno, piatto da forno, coltello, (eventualmente tagliere), ciotola
Continue reading

Posted in General | Leave a comment

nelle reti della produzione industriale: galline, acciughe e uomini

E’ assai difficile trovare qualcosa con cui iniziare, i piatti quotidiani sembrano sempre troppo banali, troppo elaborati in ingredienti (raro, ma delle volte lo si fa capitare) o dall’esecuzione un po’ complicata…eppure, dall’apertura del blog, qualcosa abbiamo pur mangiato!
Per inaugurare in modo saporito, semplice, veloce e economico (ma non troppo etico a dirla tutta) ecco qualche variazione sfiziosa attorno a due ingredienti ben nutrienti: uova e acciughe.

nelle reti della produzione industriale: galline, acciughe e uomini

Variazione 1:
Crostini di Crema di uova e acciughe con uva
Continue reading

Posted in General | Leave a comment

Ricercasi ricette per riempire il frigo…

Sulla rete, si trova un’infinita serie di ricette “svuota frigo”. Qualcuno deve ancora spiegarmi sta cosa: è molto più facile da svuotare che da riempire il freddo temperato dell’elettrodomestico apparentemente insostituibile, perché dare suggerimenti su come vuotarlo anziché su come colmare lo spazio del frigo?

Non sto qui a elencare i diversi metodi di sopravvivenza che ci permettono di stipare qualche cibaria al freddo, inutile memorandum per chi già li conosce e semplice curiosità morbosa per chi può farne a meno. Ciononostante, volevo dirlo che mi da assai fastidio questa visione dell’incombenza del frigo ben ordinato da svuotare con fantasia che si legge in varie ricette sparse.

Posted in General | Leave a comment

un poor-food blog condito con un filo d’odio su letto di astio di classe

uscendo dal lavoro, essì ogni tanto capita pure di lavorare, sento un tanfo disgustoso. un sentore nauseabondo di ospedale e cibo per cani mi infetta le narici e mica capisco subito la provenienza di tale ammorbante odore. poi realizzo: arriva da un’ambulanza della croce rossa parcheggiata con i lampeggianti accesi in un angolo dello spiazzo. non sono le piaghe non curate degli internati nei cie a puzzare, non è il ruolo di complice nella gestione delle espulsioni ad appestare l’aria e non è nemmeno, seppur ci si avvicini, il cibo avvelenato di psicofarmaci che i crocerossini amministrano quotidianamente e con tanto amore ai clandestini.

E’ il cibo, se così si può chiamare, che, con altrettanta tenerezza fatta di gesti secchi e affrettati, distribuiscono in confortanti piatti di plastica ai poveri. sono buoni e gentili i crocerossini che pensano sia più dignitoso andare a elemosinare una brodaglia puzzolente piuttosto che cercarsela da soli, magari in un cassonetto (dove, neppure nelle giornate d’estate, i resti delle verdure marce cuociute nella plastica spessa eguagliano in squallore e nauseabondezza il pasto offerto).

E non si tratta di solidarietà, di voglia esigenza di condividere o anche fosse di ridistribuzione. E’ un’odiosa minestra per non far saltare le persone dalla finestra, perchè tutti, restando al proprio posto, possano mangiare (nutrirsi).

Ma, il cibo, fisiologicamente necessario alla sopravvivenza, sembra assumere sfaccettature così diverse a seconda del posto che dovremmo occupare. Perchè il cibo non è nient’altro che un prodotto, fabbricato industrialmente perchè si creino degli impieghi come qualsiasi altra merce. E perchè non ne si ha diritto se non si può comprarlo. Bio, bio, bio sembrano pigolare i ricchi seduti ai loro tavoli di cristallo, mentre il resto del pollaio, tra lo sterco e la calce, viene innaffiato con abbondanti dosi di glutammato. Ma, personalmente (perché questo è un blog personale, ma mica ci sono solo io!) , mi sono un po’ rott@ il cazzo di mangiare la merda imbellettata e (e poi neanche tanto) profumata a cui avrei diritto visto il mio reddito.

Non per questo mi diletto leggendo la marea di foodbloggers che ha invaso la rete. brave mammine e spose illibate che pensano di allettare la propria famigliuola mulino bianco con tenere dolcezze mentre fuori infuria la guerra. Ricette delicate con prodotti esoticamente costosi e introvabili, la cui unica bontà sta nella rarità dell’ingrediente. Papille che gioiscono nel dimostrare la propria superiorità censuaria con manicaretti improducibili senza il devoto senso del dovere coniugale e ingegnosi robot che si alimentano di un’energia elettrica sporca di sangue (quando si tratta di petrolio eni, ad esempio) e autorità statale (con l’imposizione forzata delle nocività nucleari).

Contro tutto questo (stato e autorità, sfruttamento, famiglia), questo blog culinario vorrebbe, per iniziare, sfamare la nostra sete mangiando i ricchi. porci alla borghezio e lepen che da soli sfamerebbero i poverelli soccorsi dalla croce rossa con succulente carni di maiale allo spiedo per un inverno intero. ma la lista di mangiabili non si esaurisce a qualche xenofobo razzista, si dilata fino ad integrare i ricchi che, per ora, mangiano sulle nostre teste e bevono, ignari, lo champagne che noi raccogliamo. Ricette per mangiare i ricchi ce ne sono a bizzeffe (è possibile adattarli a diverse salse), ma, nonostante il titolo, non è l’obiettivo di questo povero piccolo blog di proporle. Rapimenti di padroni, sabotaggi, furti, rivolta, autorganizzazione sono solo alcuni degli ingredienti necessari, ma non ne starò a discutere qui. Queste pagine virtualmente inconcludenti vogliono semplicemente ricordare che le papille gustative non sono un gingillo di classe. Che ce le abbiamo tutti e goderne può essere un’infima, ma estremamente soddisfacente, rivendicazione. Alla facciazza dei riccastri stressati che ci pensano sbavare su un piatto di omogeneizzato della croce rossa, preferisco immaginare una cucina di resistenze. Non c’è niente di rivoluzionario nel mangiar bene e con poco, non è un obiettivo, non è un fine, ma è un bel mezzo per nutrirsi per fare la rivoluzione e organizzare un bel pranzo di gala con gli sfruttatori nelle pentole.

Posted in General | Leave a comment